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La funzione “organica” della poesia moderna, trae
oggi spesso la sua affamata azione vitale dentro
una “telescopica”, quanto imprevedibile verità:
la complessità dell’uomo d’oggi.
È quest’ultimo diventato oramai
un essere teoricamente (terribilmente, presuntuosamente)
illuminato dall’arrogante consapevolezza
della conoscenza di tutto. Del raggiungimento
“del tutto” con un semplice clic di mouse, saltando
a piè pari la storia, la sofferenza dell’analisi,
la ginnastica imperfetta del linguaggio (che è
studio ormonale) di ciò che ciclicamente
ci circonda e che è aforisma della propria esistenza.
Gaetano G. Perlongo offre al lettore le antitesi mistiche
della sua personalissima poetica, dentro versi
che sanno di sangue, di luccichio astratto, di
fuga dal dono della sofferenza, per imbattersi
infine nell’illuminanza di quello che ancora oggi
ci emoziona quando leggiamo una poesia. Di quella
“licenza poetica” che è ancora tra noi battito
irrisolto e fascino terreno. Il sale stesso della
poesia.
Ma Perlongo - diversamente dall’imperante
neoesistenzialismo attuale - non estetizza esibendo
funambolici virtuosismi, non agisce per incongruenze.
Il suo ossessivo urlo di denuncia tramite una
perentoria visione personale della licantropia
(tema e termine spesso volutamente abusato dal
poeta siciliano), è un abbraccio spirituale alla
preservazione stessa dell’atto poetico.
Non certo un abbraccio facile.
Il verso di Perlongo s’inerpica
laddove gli altri poeti si fermano dubitando del
proprio pensiero irrisolto. Non Perlongo il quale
fortifica il proprio estro espressivo con la determinazione
e la violenza interiore di chi porta con sé i
malanni affamati della propria provenienza.
La poetica perlonghiana, carica
di assoluto misticismo e di consapevole lotta
contro (im)mutabili destinazioni, riecheggia fiera
col volto antico delle origini. Esplode di una
sicilianitudine assai rintracciabile nella sua
interezza, sorvolando alta le nubi, per essere
infine finalmente forma. Rivelazione viscerale.
Varie e corrosive sono poi le tematiche
affrontate nella distinguibile poetica del critico
e scrittore trappetese. Tra esse si rintracciano
quelle aderenti la vita (e il segno) del nostro
tempo, come ad esempio l’analisi dell’attualità,
segno tangibile che resta fermo e impresso tra
i versi traboccanti da un solido e incisivo bagaglio
culturale (si leggano tra le sue opere l’11
Settembre, La Globalizzazione, Nassiriya).
Altra necessità profonda è la piena
aderenza politica alla visione del mondo, al disagio
notturno della generazione del poeta, spesso travagliata,
offuscata dal retaggio paraglobalizzatore. Dalla
tristezza dell’assenza di alternative ad uno sviluppo
vero e concreto che mai prevale su questa terra
(Tappeto, Vorrei Alzarmi In Volo, L’Assioma
del Calabrone).
Cosa dire poi del rapporto travagliato,
drammatico, spesso in fortissima antitesi tra
Perlongo e Dio?
Versi impotenti come Poetando
o come Le
Confidenze di Friedrich, frantumano il legame
tra l’uomo - nudo su di un vuoto irrevocabile
- e il dio (la d è minuscola quindi il Dio è minore),
che non capisce, non comprende e che abbandona
la sua creatura migliore al suo triste e superiore
disegno. Perlongo reagisce con forza. Non accetta
il gioco. Si ribella contro gli atti formali per
divenire sempre pioggia controvento, un titano
contro Giove, il burattino che non accetta mai
padroni.
Complessità e vivacità letteraria
s’incontrano dunque nell’intricata e articolata
visione poetica di Perlongo, artista capace di
contenere più verità in soli pochi versi.
Dal primo momento in cui vengono
declamati essi sono già liberi di volare dal proprio
corpo per divenire luce indelebile, come piccoli
frammenti di stelle che vagano nel cosmo. Costanti,
purissime. Inquiete…
Biografia
Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto,
in provincia di Palermo. Dopo essersi diplomato
in elettronica ha studiato fisica, spaziando,
con notevoli risultati, dalla matematica speculativa
alla fisica teorica e all’astrofisica. A Trappeto,
paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo
inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in
versi. Tra le opere di poesia ricordiamo: La licantropia del poeta (2001), Il calabrone ha smesso di volare (2002), Il vuoto mistico della retta (2003), Nassiriya
- Frammenti di voci dalla galassia terrestre (2003), Metessi (2003), La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta (2004) e Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario) (2005). Per la saggistica, citiamo: …il
tenero amplesso tra l’aleph e l’universo «aforismi,
pensieri e frammenti» (2000) e Sintropia (2002-2005).
Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l’Unione
Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo),
visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento
alla lodevole attività svolta in favore della
cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a
Membro Honoris Causa a vita. Attualmente insegna
poesia presso la Libera Università Popolare “Danilo
Dolci” di Partinico (Palermo) - http://xoomer.virgilio.it/perlongo
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