|
Gaetano
Giuseppe Perlongo nasce a Solingen, in Germania,
nel 1970 e vive a Trappeto, in provincia di Palermo.
Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato
fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla
matematica speculativa alla fisica teorica e all'astrofisica.
A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci,
Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle
parole in poesia. Ha già pubblicato due libri
in versi: "La licantropia del poeta" ed
"Il calabrone ha smesso di volare" ed ha
in preparazione un testo che si intitolerà "Metessi".
Ha curato il "Premio di Poesia Danilo Dolci" ed
ha inoltre ricevuto numerosi premi e riconoscimenti
anche dal mondo dell'alta cultura come diversi
premi letterari o la nomina a Membro honoris
Causa a vita del "Centro Divulgazione Arte
e Poesia e dell'Unione Pionieri della Cultura"
di Sutri (Viterbo), nonché l'invito a numerosi
seminari e convegni. È anche membro dell'Accademia
Internazionale di Arte Cultura e Poesia "Il Convivio"
del qual è direttore per la sezione di Palermo,
con sede a Trappeto e per il quale dirige quest'importante
giornale telematico.
Buon giorno Perlongo e ben trovato. La prima
domanda è assolutamente obbligata. Come e quando
ha sentito il bisogno di scrivere. Cosa l'ha spinta
a farlo?
Immediatamente dopo l'età del sogno e dell'utopia,
ho percepito il senso estetico delle parole, l'eleganza
musicale e l'equilibrio architettonico dei versi.
Scoprire essenzialmente che, tramite essa potevo
trasmettere emozioni e momenti di riflessione.
Quindi come definisce il suo modo di far poesia?
Potrei
risponderle parafrasando un pensiero di Bob Dylan:
"Le mie poesie sono scritte con un ritmo di distorsione
non poetica… la poesia è un uomo nudo… qualcuno
dice che io sono un poeta".
Come
è approdato al mondo politico e sociale partendo
da posizioni tanto diverse come quelle proprie
al mondo scientifico. Perché la sua poesia ha
assunto la forma che la caratterizza?
Quand'ero adolescente m'alimentavo col Marxismo
e revisionismo di Lenin, con la letteratura
relativitistica di Einstein e con la poesia di
Virgilio. Da universitario, alternavo le monografie
di meccanica quantistica e di fisica atomica,
con I destini storici della dottrina di Karl
Marx e il tutto amalgamato con la poesia di
Borges e Ferlinghetti, di Evtushenko e Pessoa,
attraversando Lucrezio e Danilo Dolci. Per cui
la mia poesia ha assunto la forma del pane di
cui mi nutrivo.
Oltre
che essere spesso di tipo esistenzialista (e penso
ad esempio a "Il solfeggio del verso" o a "Lapis"),
la sua poesia è spesso una poesia molto, molto
politica. Penso in questo caso a "La globalizzazione"
o anche a "l'Assioma del calabrone" e via dicendo,
che pur essendo due fra le sue prime poesie restano
ad oggi fra le più citate ed apprezzate. Perché
secondo lei; cosa dicono queste poesie?
Le due poesie, e tutto sommato quelle a caratura
politica, hanno anticipato, in parte, il profilo
ideologico del movimento "No Global", indipendentemente
dal saggio di Toni Negri e Michael Hardt.
E qual è quindi il suo rapporto col mondo politico
italiano e come si pone rispetto ad esso?
É un rapporto estremamente conflittuale. Da un
lato patisco il regime berlusconiano e dall'altro
la pochezza dell'attuale sinistra e l'inflessibilità
di Bertinotti. Destinata a rivitalizzare il roncheyano
"fattore k".
Cosa
pensa dei personaggi principali dell'attuale scenario
mediatico italiano?
Questa è una domanda molto interessante e tendenziosa,
perché i personaggi mediatici italiani, principalmente
alcuni conduttori, hanno smarrito, volutamente,
il senso etico della propria professione. Oggi
far televisione vuol dire anche, trasformare,
attraverso la conoscenza della "memetica", le
coscienze delle masse.
Cosa è la "memetica"?
La memetica è una teoria sviluppata all'interno
del paradigma evoluzionista e studia la cultura
umana con gli stessi strumenti con cui, in esso,
si analizzano i fatti biologici. Meme è un concetto
coniato dal biologo Dawkins per analogia con quello
di "gene". Il meme sarebbe cioè un'unità culturale
che corrisponde sul piano biologico al gene, l'unità
biologica base. Il gene, nella nota tesi del "gene
egoista" di Dawkins (1976), persegue ciecamente
un unico scopo, quello di produrre più copie possibili
di se stesso. Similmente la memetica abbraccia
la tesi che ogni fenomeno culturale, ossia ogni
meme, tende a riprodurre se stesso insediandosi
nella testa di più persone possibile, trasformando
le loro abitudini anche in forme macroscopiche,
plasmando il loro modo di vivere e di pensare.
Quali sono le direzioni dell'arte contemporanea?
É una domanda complessa. Attualmente ne stiamo
discutendo col prof. Angelo Manitta, fondatore
dell'Accademia de "Il Convivio". Vogliamo tentare
di creare un manifesto letterario, frutto di un'ampia
e dettagliata discussione che dovremmo fare nei
prossimi anni e mettere da parte avanguardie,
neoavanguardie e postmodernismi, per creare un
qualcosa di nuovo.
Mi
viene allora da chiederle come lei definisce la
società contemporanea in Italia?
Una società col mito del calendario patinato,
di quiz a premi, di lotterie, di maghi e santoni,
di dottori in nozionismo e magistrati politici,
del premier padrone e dell'infante girotondino.
L'Italia della contraddizione surrealista: si
arrestano 20 no global con l'accusa di associazione
sovversiva e attentato ad organi di governo dello
Stato italiano. E le stesse istituzioni condonano
i proclami secessionisti, il parlamento padano
e la milizia verdastra di Bossi.
Visto l'andamento vivace andante di questa
intervista; come spiega ai lettori il suo criticismo
nei confronti dell'odierno modo di far cultura
e politica?
Il
filosofo Paul Virilio sostiene che, quando si
inventa una nave si inventa un naufragio. E il
naufragio è un invenzione allo stesso titolo della
nave. Quando si inventa il nucleare si inventa
Cernobyl. Quando si inventa un nuovo paradigma
culturale o politico, si inventa la sua negatività.
Sogni e incubi sono inscindibili! Ed è in questo
intervallo estremamente ristretto che alberga
il mio criticismo di poeta intellettuale, cercando
di cogliere embrioni che rischiano di dissolversi.
Un'ultima domanda per terminare; può ricordarci
"Il solfeggio del verso"?
Scrivo versi / senza ritmo e senza verso / per
un mondo perso / e per la memoria del feto //
teneramente immerso.
Grazie infinite per la sua disponibilità. Buon
lavoro e ad una prossima volta.
|
*Collaboratore
della F.I.D.H. - Fédération International
des Ligues des Droites de l'Homme - Sezione
provinciale di Palermo
|
|