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"All'inizio degli anno 80' facevo solo
grafica tra il surreale e il metafisico. Anche
allora qualcuno vedeva influenze daliniane. In
una mostra a Francoforte un critico tedesco ha
scritto di me che trovava elementi di barocco,
in verità in Italia e specialmente nella cultura
meridionale il barocco lo portiamo nel sangue
ormai. Non sappiamo di averlo, ci conviviamo."
A parlare è un artista poliedrico.
Ha fatto teatro, cortometraggi, ha fatto
l'attore, musica folk ... In genere si è tentati nel pensare: più cose fa,
meno le fa bene.
Ma questo non deve fuorviare il lettore: Filippo
Grillo è un artista che sa il fatto suo.
Lo abbiamo intervistato per cercare di entrare
nel suo mondo.
D: Da cosa deriva l'idea di usare la zucca?
Ho provato sempre a combinare i
materiali tra loro. Il risultato di questi anni
e’ il frutto di una sperimentazione che porto
avanti da molto tempo.
I gusci
secchi e legnosi delle cucurbitacee assumono forme
varie che vengono assemblate e combinate con altri
materiali.
Dato che
mi occupo di assemblaggio, opero innesti sia in
senso astratto che in senso concreto.
Una delle
opere che ho in progetto si chiama "quando
l'erba era di pietra". Diverse opere prendono
nome di "continuum" non solo perché
sono formate da un unico percorso che si insegue
e si ripete ma anche perché rappresentano forme
di passaggio tra mondi apparentemente diversi,
testimoniano continuità; così come accade tra
il mondo reale e quello fantastico come accade
nelle religioni e in tutte le forme artistiche.
Mi affascinano le infinità di segni lasciati sulla
pelle delle cose che sono anche "segnali"
i quali ci rimandano ad una storia spesso fatto
di contrasti, di evoluzioni, di stagnazioni, certamente
legate all'ambiente in cui si sono formati e alla
storia che hanno vissuto.
D: Lei ha parlato di stili diversi, del barocco, ma leggo anche che nelle
sue opere si indaga il rapporto con lo spazio
e il tempo
é un "discepolo" di Salvador Dalì
in un certo senso?
R: Non ho paura delle influenze
stilistiche - il barocco - il surrealismo - il
post-modern per me sono tutti possibili arricchimenti
e spunti da coltivare. Dalì, la sua personalità,
le sue opere, mi hanno certamente “toccato”… La
sua genialità é smisurata, ma ammiro anche molti
postmodernisti e tanti artisti contemporanei.
Sono stato sempre attratto dalle
forme dei fossili dalle venature, dalle stratificazioni,
dai segni del tempo. E’ vero mi affascina tutto
ciò che ha a che fare col tempo, che è usurato
che è cresciuto lentamente prendendo forme suggestive,
struggenti. Le stalagmiti, gli ulivi secolari,
le rughe, le mani dei contadini, l'effetto del
vento sugli alberi, i tronchi che inglobano pietre
durante la crescita e mi trovo spesso a ricercare
con i miei lavori in quella zona indefinita tra
le forme della natura e le forme della cultura.
D: Qual è
la tecnica che usa? E che rapporto ha con
la creatività?
Tecnica e creatività sono in stretto
rapporto. Spesso le soluzioni tecniche offrono
spunti creativi. Al contrario, alcuni spunti creativi
non hanno facile applicazione se non supportati
da esperienze tecniche.
Nella costruzione di un'opera si
presentano ogni volta problemi diversi.
Spesso iniziare è facile, lo spunto nasce per
vari motivi, anche per casuali incontri tra un
elemento ed un altro. Questi elementi però - consciamente
ed inconsciamente è l'autore a metterli in contatto,
a decidere se quel contatto è interessante se
deve essere abortito o sviluppato. Spesso il problema
è "chiudere" un'opera; come succede
nella scrittura creativa. Se non si trova una
chiusura soddisfacente, l'opera può rimanere incompiuta
a lungo. Determinanti sono gli elementi che arrivano
da mondi diversi e che invece metabolizzati ed
innestati ai primi suggeriscono nuove direzioni
del discorso espressivo.
Grazie all'artista Grillo per la
sua disponibilità!
» Sito personale di Filippo Grillo completo
Si veda l'articolo di Gaetano G. Perlongo, Il
continuum metafisico della cucurbitacea.
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