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Una rosa
rossa
L’albero d’acacia
s’erge solitario.
È lì da sempre
nel cortile lastricato
di una pietra antica,
colore rugginoso,
grinzoso al tatto.
All’ombra sua
uno stormire muto,
qualche rosa primaticcia
presa di freddo
già reclina il capo.
Due panche parlano
di remoti silenzi
e nel loro dire
affiora l’attesa di
sempre.
Se non fiorissero le
rose
come farebbe amore
a rimanere vivo?
L’amore è come il fiore,
figlio della pianta-vita
e del seme-tempo,
germoglia ogni mattina.
Un lui s’alza dalla
panca
rapisce un bocciolo
rubescente
con le perle di rugiada,
lo porge alla sua lei…
La vita continua…
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Fiore
Fiore profumato,
se ti cogliessi ora
ti porterei per mano
verso l’infinito.
E giunti nell’ignoto,
nei gravidi silenzi
dei tempi non trascorsi,
nasconderti saprei
nell’orbita lontana
fra cori di stelle
a cantare ninne nanne
silenziose alla terra
dove germoglia il tuo
seme.
Dagli orizzonti estremi
guardando nell’azzurro
ti vorrei sapere fiorito
nel giardino sterile
dell’eternità che
scorre.
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