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Quali sono le direzioni dell’arte contemporanea?
di Angelo Manitta
L’Accademia internazionale
“Il Convivio” segno tangibile di quella tavola
imbandita, rappresentata dal suo simbolo e dalla
sua espressività semantica, offre un’occasione
di crescita umana, ma anche letteraria e artistica,
con l’obiettivo di far diventare l’umanità centro
di ogni riflessione e l’uomo misura di tutte le
cose. Se sparissero questi ideali, l’uomo perderebbe
la sua identità, si ridurrebbe quasi ad un vegetale
che non pensa e non vuole, che non crede e non
spera, che non gusta la felicità della Conoscenza.
Il Convivio
è scoperta di talenti che magari per pudore si
nascondono dietro le quinte. Il
Convivio è rivalorizzazione di scrittori affermati.
Il Convivio è stimolo per i giovani affinché possano partecipare
di un’Umanità rinnovata. Ed i giovani oggi, proprio
quei giovani che certe generazioni ipocritamente
segnano a dito come privi di valori, cullano invece
nel proprio intimo alti sentimenti, come dimostra
la poesia che sgorga quasi spontanea dai loro
cuori, e lottano anch’essi per un mondo migliore
e più vivibile, nel quale però la pace appare
un bene fragile e nello stesso tempo prezioso.
L’uomo,
perenne pellegrino, è sempre in cammino. Verso
dove? Verso che cosa? Chissà! La vita è una continua
lotta con gli altri e con se stessi, con la natura
e con lo spirito delle cose, con il cielo e con
il pensiero. È questa la lunga traiettoria che
bisogna seguire per salire i gradini dell’arte
ed essere diversi da come si era ieri, diversi
da come si sarà domani.
In
questo breve articolo voglio esprimere qualche
mia semplice riflessione. Ogni giorno mi chiedo:
che cos’è l’arte e come si diventa poeti o artisti?
Forse - mi rispondo - uno dei princìpi essenziali
è quello di dare un senso alle cose con semplicità,
equilibrio e sensibilità. Ciò che non ha senso
non è apprezzabile, non è accettabile, non è comunicabile.
La comunicazione è funzione essenziale dell’arte,
sia essa pittura, scultura, poesia, musica, letteratura.
La mancanza di questa funzione
rende vana ogni creazione. Ma l’arte deve essere
anche espressività ed equilibrio formale, stilistico
e contenutistico, e deve scaturire da un’interiorità
sensitiva che non sia falsa né mistificante. L’arte
non formale, infatti, non può essere mai espressiva
e la sua comunicazione è limitata in quanto non
ha forma, e ciò che non ha forma è labile e impalpabile.
L’arte non formale è spesso sterile protesta,
e non è questo più tempo delle proteste. Ora è
tempo di innovazioni, di grandi concetti, di grandi
idee, di grandi coinvolgimenti. Le proteste e
le rivoluzioni in campo artistico, a mio avviso,
si sono ormai concluse, perciò bisogna mirare
al coordinamento delle idee attraverso un equilibrio
complessivo, ma cosciente di andare oltre la forma,
oltre l’intuitiva progettazione artistica, oltre
la personale sensibilità.
Ma
è lo stile ciò che di più identifica un artista
e non certo la forma che può essere comune a tanti.
Lo stile è ciò che personalizza l’opera d’arte.
Lo stile è mio e di me stesso, è solo mio e di
nessun altro. Lo stile è il rapporto tra suoni
e parole, tra colori e immagine, tra idea e sentimento,
tra concetto ed empiricità. Lo stile è equilibrio
tra l’interiore sentire e l’esteriore percettibilità.
Se l’idea di Benedetto Croce del contrasto tra
Poesia e non Poesia è ormai superata, nessuno
si sognerebbe più neppure di separare la forma
dal contenuto, benché sicuramente non si può sorvolare
sull’intrinseco equilibrio dell’opera d’arte.
Ma cos’è il contenuto? Come può essere definito
in modo semplice? Il contenuto è tutto ciò che
un’opera sa trasmettere agli altri nel rapporto
tra mittente, messaggio e destinatario. Non illudiamoci,
caro lettore telematico, l’arte fine a se stessa
è semplicemente sterile. Lo scrivere, il pitturare
o il musicare solo per sé non ha senso, perde
la sua funzionalità. Il contenuto è quindi ciò
che permane in eterno ed è indistruttibile, mentre
la forma può essere scardinata e stravolta. Il
contenuto è ciò che in altre parole si può dire
idea, creazione, archetipo, principio, mente,
forma, cioè arte. L’arte è quindi il miscuglio
tra il contenuto e la forma modificabile. La forma
è pure artificio, il contenuto è pure rapporto
tra i vari elementi formali. Ma se manca l’equilibrio
tra il contenuto e la forma, l’arte si sminuisce.
Caro lettore, le mie riflessioni vogliono guidarti
nel tuo lungo cammino verso l’Infinito, la Bellezza,
la conquista dell’Assoluto e dell’Essere, la personalizzazione
dell’Individuo. Affermando che l’arte è equilibrio,
forse non diciamo nulla di nuovo. Quante opere
d’arte sono l’essenza dell’equilibrio! Basti pensare
ad Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, ma pure
Michelangelo, Botticelli, Raffaello o in epoche
più recenti Picasso, Monet, Manet, o Beethoven,
Mozart, Bellini, Verdi.
A volte mi chiedo: l’arte deve essere in contrasto
con il passato nella rilettura del presente? Sicuramente
no – mi rispondo. L’arte non può prescindere dal
passato, ma al contrario deve saper coagulare
e travalicare le varie esperienze per poter dare
un’espressività nuova, deve cioè assumere una
dimensione sincretistica. Molti innovatori si
sono illusi di dare un taglio netto al passato,
quando invece il loro rinnovamento non è stato
altro che una logica conseguenza del passato.
Allora dove sta la vera rivoluzione dell’arte?
Nel suo interno. Non solo quindi nella formalità
espressiva, ma nella sua sottile forza interiore,
cioè nel contenuto, in ciò che l’arte è. Il sincretismo
quindi è la fusione dei vari modelli espressivo-contenutistici
attraverso un legame personale, ma obiettivo.
Ogni artista, infatti, se vuole essere davvero
innovativo deve avere in sé una parte di Classicità
(che non è da confondere con il classicismo),
di Romanico (la semplicità e quasi la spontaneità
del medioevo), di Umanesimo (l’uomo quale misura
di tutte le cose), di Rinascimento (la nascita
della nuova arte è nascita di nuova vita), di
Romanticismo (il sentimento è l’essenza dell’uomo
per non farsi ridurre ad una macchina), di Decadentismo
(cioè la reazione al passato e il coraggio di
saper dire di no: io sono questo e non posso e
non devo essere altro), di Modernismo (cioè equilibrio
concettuale e sensitivo, formale e intuitivo).
Se l’arte è contenuto, se l’arte è equilibrio,
se l’arte è sincretismo, essa deve presentare
un rapporto bilanciato tra funzioni e dimensioni.
Le funzioni sono gli obiettivi da raggiungere
e da esprimere. Le dimensioni invece sono gli
elementi che scaturiscono dal rapporto spazio-tempo
e dalla collocazione dell’opera nel suo contesto.
Le funzioni sono il contenuto sviscerato e sminuzzato
in tanti piccoli contenuti, in tante particelle
che messe insieme, quali tasselli di un mosaico,
possono essere parte del grande Tutto. Le funzioni
più comuni dell’arte sono quella religiosa, pittorica,
estetica, allegorica, catartica, epica, tragica,
comica, sociale, politica, profetica, emotiva,
poetica, etica, musicale.
Riguardo alle dimensioni non illudiamoci che ce
ne siano di diverse dallo spazio-tempo. Se altre
dimensioni ci sono, sono dei sottogeneri, quasi
deduzioni del rapporto spazio-tempo. Oltre all’altezza,
alla larghezza e alla profondità, nello spazio
non esiste altro. Se parliamo di quarta dimensione,
di quinta dimensione, si tratta solo di una teorizzazione
impersonale e filosofica. La dimensione fondamentale,
infatti, può essere suddivisa in numerose sottodimensioni
che possono essere autobiografica, cinematica,
oggettiva, didascalica, temporale, spaziale, storica…
L’arte a questo punto diventa equilibrio tra le
varie parti che implicano la creazione e cioè
equilibrio tra dimensioni e funzioni, tra forma
e stile.
Ormai non è più tempo di scrivere la singola poesia,
di creare la singola tela, di modellare il singolo
oggetto, ma è tempo, caro lettore, di concepire
il libro di poesie, la tela, la scultura come
un’unità organica. Ogni opera deve essere collegata
all’altra, deve far parte di un tutto inscindibile
e comprensibile solo nel suo insieme. Ecco, secondo
me, bisogna guardare al futuro in questo senso,
bisogna mirare all’oltre e alla sperimentazione
nuova in questo senso.
Caro lettore, se vuoi essere un vero e grande
poeta, un vero e grande artista, segui il tuo
cuore e la tua mente. Dico entrambi perché se
manca l’equilibrio tra ragione e sentimento, l’arte
diventa monca. Se seguissimo solo il cuore è come
se il nostro corpo vegetasse solamente, se seguissimo
solo la nostra mente è come se il corpo non esistesse.
L’uomo è fatto di mente e di corpo e così deve
essere l’arte. Segui il tuo cuore, ma dài ascolto
alla tua mente.
Caro lettore, se ami davvero l’arte, non scoraggiarti
mai. Molti ti giudicheranno positivamente, ma
potranno essere dei plagiatori. Molti ti giudicheranno
negativamente, ma potranno essere degli invidiosi
e dei millantatori. Molti ti snobberanno, ma la
loro potrebbe essere solo indifferenza e incapacità.
Pochi sapranno dare di te e della tua creazione
un giudizio obiettivo con sincerità e onestà intellettuale.
Ma tu vai avanti, non fermarti mai, neppure davanti
alle difficoltà della vita. Ricordati che la vita
non è solo materia, ma pure spirito e passione.
La vita è tutto ciò che avrai saputo lasciare
agli altri. Vai sempre avanti. Non volgerti mai
indietro, se non per considerare ciò che hai fatto,
ma tieni gli occhi fissi alla meta e quando sarai
giunto, troverai la soddisfazione della conquista,
il piacere dell’infinito, la felicità della pace
e della quiete. Solo allora scoprirai che sei
stato te stesso.
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